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L’Expo è un evento straordinario e come tale ha senso solo se riesce a coinvolgere tutta la popolazione mondiale lasciando concrete occasioni di sviluppo e progresso. Quello che verrà organizzato a Milano nel 2015 ha come tema: Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita.
Potrebbe essere una occasione unica per conoscere e riscoprire la tradizione, la creatività e l’innovazione nel settore dell’alimentazione, rileggendole alla luce dei nuovi scenari globali.
Al centro di tutto ciò c’è il tema del diritto ad una alimentazione sana, sicura e sufficiente per tutto il pianeta.
Ma attualmente questo diritto non è ottemperato. Circa un miliardo di persone soffre per fame. Per questo il tema dell’Expo dovrebbe contribuire a dare concretezza agli impegni presi dai Paesi più ricchi su questa questione.
L’Expo un’occasione quasi perduta. A definire così l’esposizione universale del 2015 è stato il Corriere della Sera che in un editoriale di prima pagina non ha esitato a evidenziare tutte le ragioni che fanno di un evento in cui tutti abbiamo creduto un’opportunità persa. A poco meno di due anni dalla vittoria di Milano a Parigi per Expo ci sono stati solo problemi, inciampi, rinvii e il risultato è stata la paralisi. Ad oggi l’amministratore delegato, Lucio Stanca, non ha ancora presentato il piano economico atteso da tutte le istituzioni. Pur essendo in tempi di ristrettezze le risorse fin ad oggi sono state usate solo per spese di funzionamento, non ultima la faraonica trasferta a Shangai.
La crisi ha nel nostro territorio conseguenze devastanti. Oggi, nonostante qualche timido segnale di ripresa, non siamo ancora usciti dal tunnel. Lo dicono i numeri e lo dicono le tante realtà aziendali fallite, in difficoltà grave o a rischio chiusura. Le ore di cassa integrazione ammontano a quasi 27 milioni. I posti di lavoro a rischio entro la fine dell’anno, saranno, nella sola area metropolitana di Milano, oltre 60mila. Per 8.950 persone scadranno i termini della cassa integrazione, altre 15mila persone andranno in mobilità e 10mila lavoratori atipici si ritroveranno privi di qualsiasi tutela. La crisi si abbatte drasticamente anche sulle piccole e medie imprese dei settori artigianato e del commercio e persino le prospettive lavorative di quadri e dirigenti delle banche e dei servizi sono preoccupanti.
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